Se devo scegliere tra democrazia ed oligarchia scelgo...

100 volte su 100 la democrazia!


Scrivo queste note in base ad una discussione che ho avuto con il mio amico di blog Luca.

In pratica lui sostiene l'inadeguatezza dei parlamentari che non hanno conseguito una laurea in giurisprudenza. In pratica sostiene che la nostra democrazia è inadeguata ed andrebbe sostituita con una "bella" oligarchia di avvocati, giudici, notai, ... Io non sono affatto d'accordo, ma proprio per nulla, nemmeno una virgola di questo discorso mi convince.

I motivi del mio disaccordo sono tanto palesi che proprio non riesco a comprendere perché possa esistere qualcuno a cui vengano in mente idee bizzarre come questa. Sono idee che avrebbero implicazioni talmente dirompenti che addirittura i padri costituenti pensarono di mettere nero su bianco l'impossibilità che la democrazia italiana potesse essere ridotta ad una oligarchia di "sapienti".
Infatti, se partiamo dalla abc della legislazione leggendo la Costituzione della Repubblica italiana troviamo 3 articoli capitali per la conformazione che si è ritenuto più idonea alla nascente democrazia italiana tra il '46 ed il '48.

Art. 51.
Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

Art. 56.
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

Art. 58.
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

La stesura di questi articoli  dimostra l'intenzione dei costituenti di impedire che la rappresentanza politica in parlamento fosse affidata a singole porzioni della popolazione, quali potrebbero essere il censo, la razza, il sesso, l'istruzione. In questi articoli si sancisce l'assoluta uguaglianza tra tutti i cittadini italiani nell'elettorato attivo e passivo (chi vota e chi può candidarsi). Lo scopo dei padri costituenti è tanto evidente e palese che resto ancora stupito dal fatto che qualcuno possa anche solo aver pensato a cancellare parte di questi articoli.

Chi costruì la Costituzione scrivendo questi articoli probabilmente pensava anche ad altri due aspetti fondamentali:

  1. consentire a chiunque di partecipare fattivamente alla vita politica del paese garantendogli di potersi candidare a rappresentare altri soggetti. La democrazia non sta solo nel fatto che tutti i cittadini possono votare, ma sta anche nel fatto che tutti i cittadini possono essere eletti!
  2. evitare che le sorti del paese siano affidate a delle corporazioni che per loro natura farebbero il proprio interesse e non l'interesse generale.

Secondo l'ipotesi del mio amico il parlamento perfetto sarebbe composto da laureati in legge, ma secondo Platone il governo perfetto sarebbe composto da filosofi. Ovviamente tra questi due personaggi (il mio amico e Platone) lo squilibrio è abissale, ma nonostante questo li trovo accomunati in un errore comune: credere che un'oligarchia possa dimostrarsi migliore di una democrazia. Secondo me entrambi (il mio amico e Platone) sbagliano! Ma mentre Platone ha l'attenuante di essere vissuto 2500 anni fa in una società molto diversa da quella in cui viviamo noi, il mio amico questa attenuante non ce l'ha

La questione in gioco non è tanto quella di ottenere uno Stato più efficiente, ma di decidere in quale Stato vogliamo vivere. Ovvero decidere che non siamo più interessati alla democrazia così come definita nella Costituzione, ma che invece riteniamo più efficiente affidare le sorti del paese ad un numero limitato e ristretto di persone, appunto un'oligarchia. Siccome credo che la democrazia sia un valore in sé sostengo contestualmente che l'ipotesi del mio amico è "destituita di qualsiasi fondamento".

Tra l'altro la presunta "efficienza" a cui si aspirerebbe con un parlamento di avvocati, notai, giudici, ... è del tutto mal posta perché la bontà della legge non sta solo nella sua formale stesura, o nella sua coerenza nel corpo generale della legislazione italiana, ma sta soprattutto nel merito della questione che deve normare. Per scrivere una legge seria su qualsiasi argomento entrano in campo questioni che vanno ben oltre la legge e per le quali una laurea in giurisprudenza non dà un centesimo di vantaggio. Entra in campo la morale, l'etica, l'economia, l'ingegneria, l'ambiente..., ovvero entra in campo la politica.
Infatti se pensiamo a leggi su eutanasia, divorzio, aborto, conflitto di interessi, comunicazione, uso delle cinture, uso del casco, obbligatorietà della leva, riforma scolastica, liberalizzazione delle tariffe e delle professioni, ... possiamo affermare che per nessuna la laurea in giurisprudenza avrebbe o darebbe un vantaggio reale in termini di bontà della norma che si va a rendere legge.

Essendo il parlamento un luogo dove si fa la Politica, attività che ha come oggetto l'organizzazione e il governo dello Stato, è evidente che "conoscere" la legge da solo non basta per essere un buon politico.