Notti bianche

Autore: Fëdor Dostoevskij 

 

Giudizio: ****

 

La narrazione di un diario di un sognatore può dirsi sogno o incubo? In entrambi i casi è la vita che prende il sopravvento.

 

Il sognatore è un solitario felice del suo sognare. Di una felicità manifestata nel canticchiare per la strada. Il sognatore è ignoto a tutti gli altri, ma immagina quanto potrebbe essere gradevole un saluto scambiato con uno sconosciuto signore che incontra per la strada ogni giorno. Allo stesso tempo la fantasia lo conduce all'apprensione che si manifesterebbe nel non sapere cosa possa essere accaduto all'uomo il giorno in cui non lo avesse incontrato. È tutto molto realistico seppur solo fantasticato, in un balletto senza fine di ipotesi, negazioni, aggiustamenti, mutazioni.

 

La stessa cosa accade con l'amore incontrato per caso in un giorno di felicità e riconosciuto immediatamente senza dubbio alcuno. E lei, Nasten'ka, lo accoglie prima restia, poi gioiosa ed infine complice. Complice di fantasie che racchiudono speranze assai più concrete di esser sposa di un principe cinese. Speranze che l'amore sbocciato sia amore corrisposto e realizzato. Il sogno è comune ad entrambi seppur ineguale: l'amicizia per l'una e l'amore per l'altro sono cose assai diverse che solo la fantasia può far pensare possano coabitare.

 

In quattro notti di confidenze e speranze si raggiunge l'apogeo della beatitudine che è al tempo stesso fulminea a fugage. Come una saetta scaccia il sogno che diventa per un attimo una splendida realtà e poi fugge come un ladro lasciando che il sognatore torni alle solitarie fantasticherie. Dopo le quattro notti bianche è un mattino che mostra la crudezza del mondo sbiadito ed invecchiato rispetto a quello che pareva essere e poi non è stato. Non è inganno è solo un intero attimo di beatitudine. È forse poco?